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Ali Straniere in Italia n. 3

Martin Baltimore (I Baltimore Italiani)

Edizioni La Bancarella Aeronautica

by Gabriele Luciani - IPMS Italy 2112/91

Text copyright © 2004 by Gabriele Luciani


Grazie alla Bancarella Aeronautica ed al Sig. Figoni per il libro da recensire

Thanks to Bancarella Aeronautica and Mr. Figoni for the review sample

Di Marco Gueli: 64 pag., oltre 80 fotografie, 8 profili a colori - disegni tecnici - testo italiano / inglese

offered by

Anche questa monografia, confermerà il successo delle collane dedicate dalla Bancarella ai velivoli della nostra aviazione e pubblicate con il supporto della Giorgio Apostolo Editore. Infatti pure in questa occasione sia il "vecchio" appassionato italianofilo che il "giovane" troveranno molta soddisfazione alle proprie esigenze di ricerca e studio. L'Opera dedicata al servizio del Martin Model 187 "Baltimore" Mk IV (A.30 per l'USAAF) ed Mk V (A 30 A) con le coccarde tricolori, da più parti definito "l'ultimo bombardiere (per via del trattato di pace che impedirebbe tutt'ora l'uso di tali armi…ma sarebbe meglio aggiungere l'aggettivo "vero"…) dell'aviazione italiana" è stata realizzata dal noto disegnatore Marco Gueli . Lo stesso ha pure realizzato, con la nota maestria, gli otto profili a colori e per i testi si è avvalso fra gli altri, del supporto tecnico di un ex pilota di Baltimore, il gen. Roberto Crespi, nonché di Gregory Alegy e Baldassarre Catalanotto. Il primo aveva già contribuito alla realizzazione dell'articolo in due puntate comparso sui numeri 1/96 e 2/96 del notiziario CMPR dedicato al Martin A.30 in Italia e che fino a oggi era ritenuto, non solo da un punto di vista "modellistico" quanto di meglio pubblicato sul medesimo argomento. Alegy e Catalanotto a loro volta, avevano pubblicato nel 1994 il testo Coccarde Tricolori, ancora oggi testo di riferimento per l'aviazione cobelligerante. Da queste pubblicazioni è tratta la gran parte delle oltre 80 foto in bianco e nero: delle altre si deve dire che molte erano già state edite, ma su ben altre sei opere diverse oltre a quelle già citate, alcune per di più introvabili (come ad es. i numeri 6 e H 6 di Dimensione Cielo ): è consequenziale quindi dover riconoscere che il lavoro di Macro Gueli ha già il non indifferente merito di averle concentrate su un unico testo, con degli ovvi vantaggi. Sulla nuova monografia vengono riportati pure i disegni tecnici dei particolari interni del manuale dell'aereo, già presenti sui due notiziari CMPR ed ora arricchiti da spaccati complessivi di fusoliera, sezione trasversale e gondola motore, (rielaborati a colori dal Gen. Crespi), dei trittici (purtroppo non in scala 1/72 ma comunque molto ben fatti) delle due versioni utilizzate e di quella post bellica, disarmata ed adattata al trasporto passeggeri. Sulla pubblicazione di Gregory Alegy e Baldassarre Catalanotto era presente l'elenco delle matricole conosciute dei bimotori in servizio con la Regia Aeronautica, riportata sulla monografia senza varianti, neppure con l'aggiunta del velivolo FW 821, il famoso "Grappa 10" (o Fiorellino o Stellina), noto soggetto, qui raffigurato nella tavola a colori centrale (in condizioni operative), in un profilo a colori dopo la sua trasformazione in corriere e in alcune delle foto pubblicate.

Chiaramente la gran parte del testo è dedicata alla storia dell'impiego operativo dei Baltimore da parte italiana ma anche l'uso negli anni fra il 1945 ed il 1950 trova un adeguato spazio, invero molto interessante. Dalla letture si traggono quindi molti e stimolanti spunti di riflessione: fra i tanti da notare che mentre su Dimensione Cielo si fissava l'inizio delle operazioni di bombardamento con i Baltimore al 15.11.1944, l'Autore qui indica il 19.11.1944 come il giorno della prima missione operativa (idem su Coccarde Tricolori). In un testo così completo suscita un pochino di perplessità lo stringato accenno alla morte del Maggiore Buscaglia avvenuto come noto in un tentativo di volo di prova su un Mk IV FA.638 (anche questa matricola non è riportata sul citato elenco) : sul numero 22 del periodico Storia Militare, un articolo a firma di Giuseppe Grande (anche lui ebbe il supporto del Gen. Crespi), chiarì quanto avvenuto la sera del 23.8.1944 e credo sarebbe stato opportuno, non dico citare tutte le circostanze dell'episodio (che se pure importante avrebbe forse nuociuto alla fluidità del testo di Marco Gueli), ma almeno indicare fra le note finali lo stesso articolo come fatto per un altro elaborato sempre di Giuseppe Grande. Anche il modellista più smaliziato saprà apprezzare questa monografia in quanto, credo per la prima volta, si fa riferimento ad una livrea di questi bimotori costituita da una tinta uniforme per le superfici superiori. In due dei profili (di un Mk V e di un Mk IV) si evidenzia infatti questa circostanza per alcuni esemplari in servizio verso la fine del conflitto; fra l'altro nel primo di questi profili, tratto dalla foto a pag. 13, si evidenzia lo stemma araldico del 28° gr. credo ad oggi inedito. Molto modestamente credo di poter dire che l'Autore abbia proprio ragione e la Sua tesi, trova conferma analizzando anche la foto a pag. 45 di Dimensione Cielo H 6 del Mk V FW 422. Gli altri quattro profili rappresentano un Mk V durante la fase di transizione fra RAF e R.A. (con timone non compensato) ,un Mk V del 132 ° gr, uno del 28°gr (tutti nello schema desertico), un inedito Mk V post bellico del 28° gr , tutto in alluminio (nel profilo di lato i codici subalari sono verdi mentre nei particolari delle due semiali sono neri, forse è corretta la seconda ipotesi) la cui foto è a pag. 41. Da notare che quanto asserito da Giorgio Di Giorgio, uno dei più preparati ricercatori del CMPR, sui due differenti schemi mimetici dei Baltimore italiani (per la verità credo che i primi ad evidenziare l'uso anche del Temperate Land Scheme, furono Gabriele Valentini e Ferdinando D'Amico in un profilo apparso nel loro Regia Aeronautica vol. 2 ed. Squadron del 1986) trovi ulteriore conferma nel testo della Bancarella anche se l'andamento dei due colori è diverso dai profili realizzati dal CMPR. Personalmente, sono solo un po' dubbioso sull'uso dell'azure blue (di forte tonalità azzurro-viola) sulle superfici inferiori, anche sulla base di quanto scritto sul Notiziario CMPR N. 31 e dell'analisi delle foto, essendo più propenso a riscontrare invece l'uso del colore "pale blue", meno "carico" come tonalità. Da notare poi che alcune zone, spesso limitrofe alle insegne di nazionalità e per obliterare le precedenti inglesi, di qualche Baltimore , erano state riverniciate dai nostri specialisti, forse con il verde oliva scuro di (vedi ad es. sulle ali del velivolo nella foto in basso a pag. 17). Su uno dei profili, precisamente quello dedicato al velivolo FW 747, va detto che la macchia celeste sul muso con la firma Buscaglia in rosso forse era portata su entrambi i lati e che le stesse macchie avevano forme e dimensioni differenti, e sul lato sinistro vennero segnate pure le missioni effettuate dal velivolo con piccole bombe bianche: sulla monografia a pag. 17 c'è la foto del lato sinistro mentre su Dimensione Cielo n. 6 c'è quella del lato sinistro che dovrebbero confermare questa mia annotazione, sempre se il velivolo in questione fosse lo stesso…

Dall'esame delle foto di alcuni Baltimore italiani si nota come molti di loro avevano delle toppe di stoffa che chiudevano i fori delle mitragliatrici sul bordo alare, cerchioni del carrello principale di tipo differente e sembra che forse tutti (ad eccezione anche di "Fiorellino" vedi la sua foto a pag. 29 della monografia di Marco Gueli) avevano le prese d'aria poste sulla zona superiore, di un tipo con apertura frontale molto larga e squadrata (vedi le foto a pag. 14,19,20 sempre della monografia) : anche su Aerei Modellismo 5-1988 si notò questo particolare tecnico parlando anche di filtri antisabbia. In ultimo, contrariamente al solito, sulla monografia poche righe sono dedicati ai kits del Baltimore. Questi comunque sono in 1/72 :
a) il buon kit recentemente realizzato dal gruppo ceco MPM: lo stampo, del tipo short run di qualità con 94 pezzi in plastica e 23 in resina, è identico nelle due confezioni commercializzate rispettivamente con il marchio Azur (versioni mk I/II) e Special Hobby (mk III/IV); nell'ultima scatola troviamo le decals (di ottima qualità) per l'esemplare FW 821 con qualche imprecisione per i numeri in coda e l'assenza del numero di matricola in fusoliera; tutte le pannellature sono incise e le parti trasparenti sono anche loro in plastica iniettata; mi permetto segnalare il mio articolo sul modello apparso sul Supplemento Giovani al numero 6/2003 della Rivista Aeronautica e , meglio ancora, quello di Sandro Fulli su Air Kit news n.18 Giugno Luglio 2003 ; chi vuol riprodurre l'FW 821 si ricordi di modificare la parte alta del timone verticale;
b) il modello Frog stampato alla fine degli anni 60 e, riproposto invariato, con il n. cat. F. 339, dalla russa Novo che rilevò quasi tutti gli stampi dopo il fallimento nel 1978 della ditta inglese: circa 60 pezzi che nella produzione tarda erano pure afflitti da molte sbavature oltre ai segni degli estrattori su alcuni pezzi; il modello denunciava le tipiche ingenuità dell'epoca (che adesso per via della moderna esasperazione in questo hobby quasi quasi sono da rimpiangere!) e della produzione Frog, come gli alettoni mobili, ruote ed eliche girevoli, l'assenza degli interni "riempiti" dai pilotini, i vani carrelli paurosamente vuoti, e le poche pennellature esterne in rilievo; la riduzione in scala comunque era accettabile ma questo modello può passare nel limbo dei ricordi degli avventurosi scambi con i modellisti che prima del 1989 abitavano oltre cortina e che chiedevano kits Italeri per i loro Frog…
Infine in 1/48, c'è solo il vac-u-form della Contrail, già oggetto di un articolo a lui dedicato su Aerei Modellismo 5/1998 e poi riproposto dalla Sanger di Bristol, forse con pezzi modificati: è dedicato ala versione Mk IV ed è difficile da reperire ( io l'ho trovato solo grazie a Mario Bartoli di Mondo Ridotto di Pisa) e da assemblare; la plastica in cui sono stampati i 18 pezzi è adeguatamente spessa con pannellature incise a volte in modo non delineato; la torretta del mitragliere è in resina e ci sono una ventina di parti in metallo per eliche, motori, gambe carrelli, seggiolini etc; la parte più difficile della costruzione (che ne richiederà di stucco) è ritagliare e quindi adattare alla fusoliera i vac-u-form trasparenti che riproducono la bolla anteriore del puntatore (nel kit in due pezzi!) e il parabrezza del pilota; c'è un foglio decals ma anche per fortuna, due fogli A 4 con dei trittici in scala 1/48 (che fanno notare che a costruzione finalmente ultimata questo kit ne occuperà di spazio).

Difficilmente si aggiungeranno a questi altri modelli: il Martin 187 Baltimore era infatti un soggetto abbastanza misconosciuto; ora però,grazie alla monografia edita dalla Bancarella Aeronautica e all'Opera di Marco Gueli, potremmo dire che, almeno la storia del suo servizio in Italia ha adesso molte, molte ombre in meno anche per gli appassionati stranieri delle nostre "ali" (che non sono pochi) che grazie al testo bilingue avranno anche loro le idee più chiare.