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1/48 Aer. Macchi MB 326 Italeri ex Esci by Gabriele Luciani - IPMS Italy 2112/91 Text and image copyright © 2004 by Gabriele Luciani |
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DOSSIER
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| Parliamo di-Talking about | Kit in plastica ad iniezione - Prezzo/Price TBA |
| Inside - Dentro | 63 parti in plastica, foglio decals |
| Pollice alto- Thumbs up | Pannellature finemente incise; dimensioni quasi esatte,facile da assemblare |
| Pollice verso-Thumbs down | Riedizione senza alcuna modifica del noto kit della ESCI (dettagli abitacolo non allaltezza degli attuali standards) |
| Il nostro consiglio-Our advice | Un bel kit consigliato anche a modellisti con minima esperienza |
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Nel catalogo 1981 della milanese Ente Scambi Coloniali Internazionali (ma vi siete mai chiesti cosa si celava dietro lacronimo E.S.C.I. ?) apparve come novità di quellanno lAer.Macchi MB.326 K in scala 1/48 che in effetti comparve sugli scaffali dei negozi agli inizi del 1982, quando sfruttando una stampata comune fu prodotto anche il biposto da addestramento. La nascita di questi due kits non fu un affare semplice, anzi: fu solo grazie allopera dellarchitetto Enzo Maio, ( famoso modellista torinese , articolista della rivista Aerei ) disegnatore anche di molte delle copertine delle scatole della Ente Scambi Coloniali Internazionali , che i titolari della stessa si convinsero a produrre un altro modello di velivolo italiano. Allepoca infatti, il mercato non era quasi per nulla interessato al settore italiano : cerano solo i kits Supermodel in 1/72 e quelli Artiplast in 1/50, con alcuni Italaerei in 1/72; per di più tutte le volte che la Italaerei, spronata dai lamenti dei modellisti , si azzardava a produrre kits di mezzi nazionali (o russi ) questi, malgrado un livello qualitativo eccelso per gli anni 70, rimanevano ammucchiati nei magazzini della ditta o sugli scaffali dei negozi... Nel 1977 la Ente Scambi Coloniali Internazionali, dopo aver importato dalla fine degli anni 60 kits giapponesi, aver prodotto per la prima volta in Italia una enorme quantità di fogli decals suppletivi, alcuni modelli di moto militari della 2° G.M. in scala 1/9, iniziò a produrre una serie di modelli di aerei in scala 1/48, inserendosi prepotentemente in una nicchia di mercato che proprio in quegli anni stava per esplodere. Si iniziò però con una serie di soggetti richiesti non dai modellisti più smaliziati ma dal mercato come lA.10,lF.16 il Tornado e lF.18 (allora poco più che prototipi) o lF.104, e le vendite premiarono la ESCI. Con il senno di poi bisogna dire che gli stessi kit presentavano molti difetti e soluzioni costruttive a dir poco cervellotiche (rimase famosa la soluzione scelta per riprodurre il telaio del canopy del Tornado ), plastica a volte vetrosa a volte pastosa, ma erano certo migliori di quelli offerti dalla concorrenza Quando nel 1979 furono proposti i due kit dedicati al G.91 in scala 1/48 la reazione del mercato puntualmente, malgrado gli entusiasmi suscitati nella varie redazioni modellistiche, fu poco più che tiepida per questi soggetti nazionali Era chiaro quindi che anche per il 326, altro soggetto italico molto richiesto dai clubs e dalle redazioni nazionali, si temeva lo stesso flop di vendite, puntualmente poi avvenuto , salvo il verificarsi di una disperata caccia quando nel 1992 il fallimento della ditta e il successivo boom dellinteresse sulla tematica italiana anche allestero fecero divenire sempre più rare le confezioni della E.S.C.I., compresa quella con decals Alitalia edita purtroppo in modo molto parsimonioso Il recupero di parte della produzione della Ente Scambi Coloniali Internazionali da parte della Italeri ha posto fine a questa caccia (e alle conseguenti speculazioni di chi aveva fatto per tempo incetta di più scatole del 326) almeno per la versione biposto, modificato solo nel foglio decals e in quello delle istruzioni. Fortunatamente, il master del 326 era stato realizzato in una seconda fase della produzione iniziale dei kits di velivoli della Ente Scambi Coloniali Internazionali, quando cioè ci si rivolse a stampisti che allepoca (come detto inizi anni 80) erano i migliori sul mercato. Il risultato furono modelli (vedi il Mirage F 1 e 2000, il Viggen in 1/48, la serie dei Phantom in 1/72 e 1/48, il 104 in 1/72) realizzati con fini incisioni in negativo, in una ottima plastica, con parti che si assemblavano fra di loro senza quasi usare per nulla lo stucco. I kit del 326 fu quindi uno dei migliori prodotti in assoluto della Ente Scambi Coloniali Internazionali tanto da consentire ad Enzo Maio di presentarlo con accenti entusiastici su Aerei 3/1982 riferendo fra laltro di una considerazione espressa dal già noto esperto modellista Pierluigi Moncalvo, allepoca segretario IPMS per la regione Piemonte: anche se qualcuno dice che è più lungo di un centimetro, io me lo faccio lo stesso! questo era il clima dellepoca permeato di genuina passione che perdonava ance alcuni dei difetti di questo kit, concentrati nella zona dellabitacolo e nelle decals. I due seggiolini sono una vaga riproduzione di quelli reali; la strumentazione dei due cruscotti e della vasca abitacolo è riprodotta con decals, una soluzione un tempo ottimale ma oggi inadeguata; mancano i particolari interni della struttura del tettuccio, come levidente montante ad arco che in alcuni esemplari reggeva la tenda interna per laddestramento al volo cieco. Per i seggiolini al momento cè solo la via della autocostruzione, per la strumentazione si ovvia in parte chiudendo il canopy (anche perché se lo si lascia in posizione aperta, oltre a alla strumentazione si deve riprodurre pure lammortizzatore della struttura che lo regge ), mentre larco lo si può riprodurre ad esempio con una striscia di risulta presa da una planche di fotoincisioni. Sotto il panetto centrale della ali invece cè il vano aerofreno discretamente dettagliato e con la possibilità di montare questultimo in posizione aperta; analogamente dettagliati i pozzetti della gambe dei carrelli A differenza del foglio istruzioni originale, quello Italeri non considera i pezzi contrassegnati dai numeri 20,22 (per gli esemplari della versione LD sudafricani e della GB della aviazione di Marina argentina) 16 (GB argentini) e non precisa che quelli con i numeri 80 sono per le versioni H della aviazione australiana e LD, i n. 81 sono esclusivi della versione GB . Questultima è difficilmente riproducibile con il kit in quanto ha una apertura alare più ampia, delle prese daria del motore e i serbatoi destremità alare del tipo maggiorato (analoghi a quelle del K). La costruzione del modello scorre comunque senza intoppi: lo stucco, in quantità risicatissima va messo solo per eliminare il segno delle giunzioni fra ali e fusoliera; un po di più per la lunione al muso della fusoliera della copertura del vano avionica. Se si vuole correggere il difetto della mancanza di due millimetri alla lunghezza della fusoliera si dovranno usare i piani in scala del 13 vol. della serie Ali dItalia ( ottima fonte iconografica insieme alla Monografia n.12 della Ed.Tatangelo di Roma ) mentre chi vuol riprodurre uno dei primi esemplari della Scuola Volo Basico Iniziale Aviogetti di Galatina dovrà aggiungere larco interno al tettuccio ed eliminare, alla base posteriore della deriva verticale, le incisioni che riproducono il trim aggiungendo al suo posto una piccola aletta fissa, aggiungendo altresì un piccolo rigonfiamento poco dopo il carrello anteriore. Per le versioni E il trim rimane ma il rigonfiamento va posizionato sotto la presa daria sinistra; attenzione poi allesemplare A.M.I. che si intende riprodurre: alla fine della loro vita operativa i 326 passarono alle varie squadriglie di collegamento degli stormi conservando la colorazione arancione ma sostituendo i serbatoi con quelli di tipo maggiorato. Nel kit del biposto non troviamo alcun carichi alari: comunque foto di esemplari in servizio in Italia con questi carichi in effetti non ricordo averne viste con leccezione di un solo esemplare. A pag. 9 del numero 9/1979 di JP-4 Aeronautica cè infatti la foto di velivolo con il codice 64 della Scuola di Galatina con due contenitori per mitragliatrici AN/M-3 da 12,7 mm e due pylon da 340 kg di carico. Le decals sono la principale differenza con il kit originale; mentre in precedenza si potevano riprodurre quattro esemplari ora è (in alcuni casi è meglio dire sarebbe ) possibile riprodurre:
In conclusione si deve dire che il kit è ancora apprezzabile e, dati il soggetto reale ormai non tanto più attuale e i costi richiesti da una simile operazione, non potevano certo aspettarci di vedere uno stampo modificato (mi auguro di vedere ora finalmente qualche set di miglioria per labitacolo) ma almeno le decals, visto che sono state variate potevano essere corrette almeno con coccarde italiane più idonee. Ora cè da augurarsi che sia presto riedito anche il monoposto K e magari anche la versione D con le insegne della Alitalia, ma cè anche da augurarsi che come al solito, i modellisti italianofili non si adagino e che non si lascino scappare unaltra volta questo kit |